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15 febbraio 2017

Troppi contributi agli hotel trentini?

T&ONEWS

Troppi contributi agli hotel trentini?

Troppi contributi pubblici agli hotel trentini e più in generale al turismo. Questo è emerso in alcuni articoli pubblicati dal quotidiano il "Trentino". Doverosa una articolata risposta da parte di Asat con l'intervento del vicepresidente Gianni Battaiola pubblicato dallo stesso quotidiano, e che qui riportiamo integralmente. Non solo i contributi hanno migliorato la qualità del sistema alberghiero, ma hanno attivato investimenti con ricadute positive anche su altri settori dell'economia provinciale, commercio, artigianato, edilizia.

 

Battaiola: i contributi attirano investimenti e generano ricchezza.

In Provincia di Trento, secondo l’annuario del turismo edizione 2014 (la piu' recente a disposizione), ci sono 1508 alberghi cosi' suddivisi: 160 alberghi ad una stella, 241 a due stelle, 910 a tre stelle, 191 a quattro stelle e 5 a cinque stelle.

Negli ultimi trent’anni il totale degli alberghi 1-2 stelle è passato da 1416 a 401 unità (quasi il 75% in meno) mentre, nello stesso periodo, il totale delle strutture 3-4 stelle è passato da 431 a 1001 unità (quasi il 132% in più), oltre ad essere state realizzate 5 nuove strutture a 5 stelle che prima non c’erano.

Leggendo questi numeri è del tutto evidente come e quanto in questi anni l’imprenditoria alberghiera abbia lavorato per l’innalzamento della qualita' complessiva delle strutture ricettive investendo ingenti risorse che hanno portato il Trentino ad essere una destinazione turistica di successo sia per quanto concerne la stagione estiva sia per quanto riguarda quella invernale.

In valori assoluti, per quanto concerne il solo settore alberghiero, stiamo parlando di circa sei milioni di pernottamenti d’estate e di cinque milioni e mezzo in inverno, con un trend in continua crescita dopo la leggera flessione degli inverni 2010 e 2011.

L’articolo pubblicato lunedi' 13 febbraio u.s. nell’affrontare il tema del fallimento di alcune gestioni alberghiere, oltre a citare dei casi ormai datati, si concentra in particolare su due zone ben delimitate della nostra provincia (Monte Bondone e Altopiano di Folgaria) zone che, come noto, presentano delle caratteristiche e delle problematiche che vanno oltre la questione puramente alberghiera.

Ci si dimentica, inoltre, di tutte quelle strutture (anche appartenenti a quelle stesse aree) che invece, con o senza i contributi provinciali, sono rimaste sul mercato contribuendo a far segnare i risultati che abbiamo velocemente sintetizzato poco sopra.

Non bisogna dimenticare infatti che la crisi economica, finanziaria e di mercato che negli ultimi anni ha colpito tutti i settori non ha risparmiato neanche il settore turistico: un certo numero di chiusure è quindi fisiologico anche nel nostro comparto, soprattutto in un contesto mutevole ed incerto come quello in cui stiamo vivendo.

Va parimenti ricordato pero' che dove il settore turistico ha tenuto, come in molte valli della nostra provincia, cio' ha avuto degli evidenti effetti anticongiunturali consentendo anche agli altri settori della nostra economia di poter continuare a lavorare.

Ci riferiamo, innanzitutto, al settore dell’artigianato che nelle zone a piu' alta vocazione turistica della nostra provincia grazie alle costruzioni, alle ristrutturazioni ma anche alle semplici manutenzioni delle strutture alberghiere, ha potuto e saputo meglio fronteggiare il calo delle commesse provenienti da altri settori (pubblici e privati).

Ma anche il commercio e l’agricoltura hanno beneficiato di effetti indiretti ed indotti in quelle localita' dove i flussi turistici si sono mantenuti poco sotto i livelli precrisi.

In quest’ottica un’analisi del servizio statistica dell’ottobre 2014 sull’impatto della spesa turistica sull’economia provinciale, utilizzando il sistema delle matrici intersettoriali, ha individuato una serie di indicatori che consentono di quantificare gli effetti indiretti e indotti, utili per tradurre in chiave economica la dimensione quantitativa del movimento turistico.

Il report si chiude affermando che “per una valutazione corretta del ruolo economico del settore si dovrebbe aggiungere anche la spesa che gli operatori economici investono per mantenere e potenziare l’offerta turistica”.

I contributi al settore alberghiero da parte del pubblico non sono “una pioggia di soldi a fondo perduto” come sostenuto nell’articolo ma sono invece un potente moltiplicatore di investimenti da parte del privato, investimenti che restano in gran parte in provincia come attivazione di spesa verso gli altri settori e come redistribuzione di reddito nei confronti dei lavoratori dipendenti.